Sentiero Extraurbano

SENTIERO SILONE – PUNTO 5. IL RITORNO DI LUCA

Il Segreto di Luca racconta, ispirandosi a una storia vera, l’amore di Luca Sabatini per Ortensia, dal quale scaturranno una serie di peripezie. Il ponte della foto, miolto antico, si ritiene possa esser quello descritto in basso: “Prima di arrivare ai piedi della collina la strada passava sopra un ponte di pietra, sotto cui, in un alveo profondo, correva un ruscello. L’uomo scese per un sentiero a scaletta fin sull’argine di esso e vi cercò un po’ di spazio pulito per posarvi la bisaccia. Proprio sotto il ponte il ruscello cadeva da una spalliera rocciosa e formava un piccolo bacino profondo e limpido.”

SENTIERO SILONE – PUNTO 6.  LA CROCE DEI PASSIONISTI

Luca Sabatini, protagonista del romanzo “Il Segreto di Luca” tornando al suo paese natale, Cisterna dei Marsi, dopo 40 anni di carcere, affronta una ripida salita. Silone si è ispirato all’antico sentiro che i pescinesi percorrevano per raggiungere la stazione ferroviaria, una ripida scorciatoia al culmine della quale vi era (visibile anche oggi) una grande croce in ferro. Cisterna viene posta al culmine di questa salita:
“Con passo lento, ma regolare, il vecchio salì l’ultimo tratto della ripida e rocciosa scorciatoia. Dove questa si ricongiungeva con la strada rotabile, sopra un piedestallo di pietra si ergeva una grande croce di ferro.”

SENTIERO SILONE – PUNTO 6.  LA CROCE DEI PASSIONISTI 

Il medesimo punto è citato in un piccolo e commovente racconto breve, scritto da un Silone tornato in incognito a Pescina in un imprecisato giorno di fine inverno 1953.

“Sono sceso dal treno poco fa e, non portando valigie, ho potuto lasciare la stazione alla svelta. All’arrivo c’era poca gente e nessuno mi ha fatto caso.Tanto meglio. Non ho avvertito alcuno del mio ritorno; anche al paese nessuno mi aspetta. Di buon passo ho preso la scorciatoia tra le siepi di rovi e le vigne, ma nella salita mi è venuto un pò d’affanno. Eh, non sono più un ragazzo. Nella memoria questo sentiero era meno erto e più lungo. Invece, appena sormontatoil piccolo colle, ecco già di fronte a me il paese. Ecco m’è apparso all’improvviso, nella sua antica e oscura voragine. A quella vista, non so perchè, m’è mancatoil respiro e ho rallentato il passo. Mi sono guardato attorno, ho cercato una pietra o una zolla su cui riposare. Non ho fretta, dato che nessuno mi attende.
Adesso mi trovo ai piedi di un mandorlo, un pò discosto dal sentiero. Appena alcuni passi più sotto, dove la strada carrozzabile fa gomito, si alza la croce che i padri passionisti eressero molti anni or sono”

SENTIERO SILONE – DALLA CROCE DEI PASSIONISTI ALLA VECCHIA FILANDA

Lasciate le ripide balze che dalla Croce dei Passionisti conducono di nuovo verso il fiume, il Sentiero attraversando la provinciale per Ortona dei Marsi si immete in un brevissimo sterrato che conduce verso il fiume, e verso una altro posto raccontato da Silone sempre ne “Il segreto di Luca”: il Vecchio Mulino. Questo fabbricato, ormai in stato di abbandono, è in realtà una antica filanda, ed è qui che con ogni probabilità Silone ambiente il mulino di Ludovico.

SENTIERO SILONE – LA VECCHIA FILANDA

Il Vecchio Mulino. Questo fabbricato, in realtà una antica filanda, era un posto ben conosciuto dal giovane Secondino Tranquilli, che probabilmente accompagnava qui la madre tessitrice. Ne “Il segreto di Luca” Ludovico il mugnaio si lamenta della mancanza di clienti, migrati tutti al nuovo mulino elettrico alimentato dalla centrale posta sul fiume. Entrata in funzione nel 1906, la centrale fu progettata da Camillo Tranquilli, zio di Silone.

SENTIERO SILONE –LA SELVA DI MARTINO

Molta narrazione siloniana è legata ad elementi naturali. Nel romanzo “Una manciata di more” ascoltiamo Martino che parla della Selva. Il bosco, identicoa a come era, costeggia il fiume ed il Sentiero attraversa percorrendo anche una parte dell’antico condotto di acqua che alimentava la Centrale.
“Sono cresciuto quassù, ma allora c’era la selva. Quante volte, negli ultimi anni, m’ero immaginato il ritorno su questo colle, tra le querce, i faggi, i larici. Se chiudevo gli occhi ne sentivo il lungo brusio nel più profondo di me stesso. Bisogna aver passato giorno e notte in un bosco per scoprire quante infinite voci può contenere.”